
Riecco il vento dell'emigrazione
Data: Mercoledì, 12 luglio @ 11:56:54 CEST Argomento: Dai Giornali
In città, si fa sempre più consistente il numero degli emigrati che a causa della atavica crisi occupazionale, cercano miglior sorte nelle città d'Italia settentrionale o negli stati dell'Europa centrale. Complessivamente, infatti, sono circa 1.500 le unità che compongono «l'esercito» dei sampietrani emigrati ufficialmente all'estero. Sono coloro, in pratica che risultano iscritti all'Aire (Anagrafe italiana residenti estero).
La cifra è comprensiva di familiari di emigrati che non sono stati mai resistenti in città. A questi, poi, bisogna aggiungere i circa 300 concittadini che lavorano in grandi città del nord e una percentuale, anche se bassa, di emigrati che sfugge all'anagrafe in quanto, pur lavorando fuori nazione, o in grandi città del nord, risultano ancora residenti a San Pietro Vernotico. Insomma, in città, sembra che il fenomeno dell'emigrazione non si fermi: con il tasso di disoccupazione ancora piuttosto alto, evidentemente, la Svizzera, la Germania o gli Stati Uniti continuano a rimanere mete in grado di assorbire la domanda di lavoro presente sul nostro territorio. In coincidenza con la festa patronale una buona fetta di sampietrani emigrati comincia a fare ritorno: in città, ma soprattutto nelle marine sampietrane e, in particolare, in quella di Campo di Mare. Questa fetta di concittadini, che puntualmente torna al paese di origine durante la stagione estiva, rappresenta la nostra prevalente forma di turismo, se di turismo si può parlare. Tornano a casa con la nostalgia di sempre e con la speranza di ieri: trasferirsi definitivamente nella propria terra. Dopo qualche giorno, però, più di uno cambia idea: «Tornare? Ma per fare che cosa? Sono andato via dalla città quando ero giovanotto - sostiene Augusto D.V., ora settantenne, e ogni anno torno dalla Francia, per trascorrere le vacanze estive; ma in città non è cambiato nulla ed è per questo che i "treni rondine" diventano sempre più numerosi». Anche le targhe delle auto ti spiegano che qui, in questo periodo, si vive di estero e di emigrati che rientrano temporeamente nella propria terra, per godersi la casa, il terreno, la famiglia e quanto messo in piedi con anni di sacrifici in Svizzera o in altri posti nel mondo. Ed allora d'estate si festeggia tutti, coloro che ormai sono rientrati e coloro che sono ancora all'estero e vi tornano per le ferie; si festeggia così come lo si faceva a Pratteln, a Basilea, a Zurigo o a Monaco, arrostendo salsicce e bevendo birra sulle panche ed i tavoli. Ed i racconti, le immagini di un tempo si accalcano nella folla degli incontri: ci si rivede al ritorno da Stoccarda, Ginevra, in una via della città o della marina sampietrana, con i figli cresciuti, con l'uva appena tagliata che sa di terra, con l'odore aspro dei muretti a secco e degli ulivi sempre presenti. L'emigrazione, però, a San Pietro, non ha la stessa considerazione del Santo patrono: nessuna manifestazione o dibattito. Qualche anno addietro si volle istituire la festa dell'emigrato: una festa laica di ringraziamento a ciò che ha permesso benessere e sviluppo, con la preghiera di una buona sorte nel viaggio e nella permanenza. È durata solo un anno. «Quando d'estate torno qui - dice Rosanna, una concittadina che lavora Oltralpe come impiegata - mi accolgono dicendo: "È arrivata la francese"; quando invece sono in Francia, dove vivo da tempo, mi chiamano "l'italienne"». «Ho conservato la doppia nazionalità e ho due passaporti, o meglio - dice Nino - mi sono naturalizzato francese perché la mia vita, la mia famiglia, il mio lavoro sono là, anche se torno ogni anno qui, alla ricerca delle mie radici». L'emigrante, in pratica, soffre due volte: quando parte, in cerca di un lavoro che la sua terra non può offrirgli, e quando sogna di tornare ma invano, perchè è difficile trovare una casa e ancor più un'occupazione e magari hai i figli che ormai parlano inglese tedesco o francese: «Tutto sommato li dove viviamo non ci sarà il sole, ma con lo stipendio in marchi o in dollari un viaggetto ce lo si può permettere». «Le amministrazioni comunali che si sono succedute fino ad oggi hanno fatto ben poco», sostiene un altro sampietrano emigrato in Svizzera. «E si può dire - continua l' uomo - nessuno ha mai tenuto conto delle effettive esigenze degli emigrati e degli emigrati, mentre alcune leggi promuovono la costituzione di cooperative di emigrati per l'acquisizione di abitazioni da parte dei singoli». Nessuna amministrazione si è mai prefissato l'obiettivo, oltre all'assistenza intesa nelle forme e nei modi più estesi, di pensare ai cittadini sampietrani emigrati in termini utili a ridurre il fenomeno. Non a caso è sotto gli occhi di tutti il fatto che l'emigrazione è aumentata.
Fonte www.lagazzettadelmezzogiorno.it Acquistala IN EDICOLA
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