Postato il Lunedì, 20 novembre @ 10:35:31 CET di Amministratore
Se qualcuno le avesse detto che all'età di 63 anni, dopo una vita riservata e morigerata, si sarebbe dovuta ritrovare al centro di un paradossale e reiterato errore tributario, avrebbe certamente stentato a crederci. Protagonista della storia, che farebbe impallidire anche la fantasia e la vena narrativa del Kafka più ispirato, è a tutt'oggi una onestissima signora di San Pietro Vernotico. Da sempre tranquilla casalinga e rispettosa del prossimo e della legge, la donna si trova ormai da anni a vivere, suo malgrado, una battaglia che combatte fra tribunali e carte bollate. E da ultimo anche sotto la minaccia di perdere la casa, già sottoposta a iscrizione ipotecaria da parte della Sesit Puglia Spa. La via crucis dell'incolpevole signora inizia il 24 dicembre del 1999 quando la società incaricata dal Comune di riscuotere le tasse le notifica una cartella esattoriale (n. 95023347) per omessi pagamenti Iva, di importo pari a 26 milioni 125mila e 650 lire. Una di quelle cifre da far salire la pressione arteriosa a chiunque viva di un sia pur dignitoso stipendio. Naturalmente fu subito chiaro che si trattava di un errore, essendo la signora persona che non ha mai svolto alcun tipo di lavoro autonomo o dipendente e, come tale, non tenuta al pagamento di alcuna Imposta sul valore aggiunto (Iva). Ne seguì una richiesta (all'Ufficio Iva e per conoscenza alla Sesit) di annullamento della cartella esattoriale «per manifesta infondatezza della pretesa da parte dell'Amministrazione finanziaria».
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