la consapevolezza di sè
Postato il Martedì, 25 luglio @ 11:26:58 CEST di Amministratore

miglioverde Scrivere "impariamo a conoscerci...
Come sempre, la consapevolezza è la chiave per migliorare la qualità dell'esistenza, propria ed l'altrui, esattamente in quest'ordine. L'altruismo infatti non può essere la causa della consapevolezza, ma solo un suo effetto. L'autoconoscenza quindi diventa essenziale affinché quella che crediamo generosità sia realmente tale e non solo l'ennesimo mascheramento dell'ego per gratificare se stesso. E l'autoconoscenza ha bisogno di introspezione ed esperienza, qualità che richiedono tempo ed energie per se stessi. Inizialmente può accadere che il percorso dell'autoconscenza passi per il più bieco egoismo nel compiere esperienze estreme, ma solo chi è disposto a portare se stesso all'inferno degli errori, sarà disposto a portare se stesso nelle più alte vette dell'esperienza spirituale realmente compassionevole. La consapevolezza matura nella libertà.
Chi dedica la propria vita agli altri senza passare prima per se stesso, senza concedere a se stesso di sperimentare, pensare, vivere, osare, non potrà mai lasciare che gli oggetti della propria generosità siano liberi, audaci ed autonomi. E andando più in profondità, chi dedica la propria vita agli altri senza aver maturato la consapevolezza che deriva dall'esperienza diretta, allora non sarà realmente generoso, ma sommamente egoista, perché starà utilizzando gli altri per sfuggire a se stesso. La madre, appunto, quando diventa tale, molto spesso non ha avuto il tempo, le opportunità o la forza per passare prima da se stessa. In questo la società ha una responsabilità fondamentale: la società, infatti, anche la più civile, non concede alla donna le stesse libertà e le stesse opportunità dell'uomo. Probabilmente questo desiderio di sopraffazione presente anche nel più intelligente degli uomini ad uno stadio quasi ancestrale, si deve allo stesso cieco istinto di preservare la specie del quale parlavamo in merito all'amore materno: l'uomo sente inconsciamente che la donna non deve essere libera e consapevole, altrimenti sfuggirebbe al suo ruolo naturale di madre e metterebbe a rischio la sopravvivenza della specie.
Suggerire una soluzione per la sofferenza inflitta dalle madri ai loro figli ed a se stesse sarebbe del tutto inutile, essendo l'unico antidoto la consapevolezza di tutti gli individui componenti la società.
Forse un giorno gli esseri umani raggiungeranno in massa questa consapevolezza e allora vivremo il tramonto dell'umanità su questo mondo, realizzando così quell'estinzione della sofferenza tanto agognata dal Buddhismo, ossia le innumerevoli rinascite otterranno lo scopo di portare gli esseri viventi all'illuminazione e quindi non ci sarà più bisogno di alcun Bodhisattva che rimandi il suo Nirvana "finché durerà lo spazio e finché rimarranno degli esseri umani". Oppure semplicemente questo non avverrà mai perché in questo mondo tutto è come dev'essere, una scuola dove infiniti esseri vengono a stare per un po' di tempo con lo scopo di imparare a conoscere se stessi e quindi ricomporre ogni dualismo. O se ci estingueremo sarà per l'ennesimo asteroide o cataclisma naturale; magari allora ci sarà un altro mondo dove andare a scuola sotto altre forme…
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